La Legge di bilancio 2021 disciplina un credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato che compete in misure differenziate in funzione della tipologia di bene e della data di esecuzione dell’investimento (dal 10% al 50%). La norma, si legge nella relazione illustrativa, si inserisce nell’ambito di un più ampio rafforzamento del programma «Transizione 4.0» diretto a favorire e ad accompagnare le imprese nel processo di transizione tecnologica e di sostenibilità ambientale, nonché a rilanciare il ciclo degli investimenti penalizzato dall’emergenza legata al COVID-19.

I DESTINATARI DEL CREDITO

 

Possono accedere al credito d’imposta tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dalle modalità di determinazione del reddito. Tuttavia, al fine di beneficiare dell’agevolazione, le imprese devono essere in regola con le normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e con il versamento dei contributi a favore dei lavoratori.

Inoltre, sono ammesse al beneficio anche le imprese che determinano il reddito con criteri forfetari o con l’applicazione di regimi d’imposta sostitutivi, come ad esempio i soggetti che fruiscono del regime forfettario ex legge 190/2014.

Sono escluse, invece, le imprese in liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale prevista dalla legge fallimentare, dal codice della crisi e dell’insolvenza, o da altre leggi speciali o che abbiano in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni.

 

AMBITO OGGETTIVO

 

Sono agevolabili gli investimenti in beni nuovi strumentali all’esercizio d’impresa, tra cui quelli degli allegati A e B della Legge 232/2016, utilizzati in siti produttivi ubicati in Italia, a prescindere che siano acquistati all’estero. Pertanto, per poter beneficiare del credito d’imposta tutti i beni devono rispettare il requisito della novità, della strumentalità e della destinazione a strutture site in Italia. La sussistenza di queste tre condizioni consente l’accesso al beneficio fiscale, ma per vedere la misura spettante occorre verificare se l’investimento riguarda beni cd. «ordinari o generici» o beni 4.0 (allegati A e B della legge 232/2016).

Sono esclusi i seguenti beni:

  • i veicoli e gli altri mezzi di trasporto individuati dall’articolo 164, comma 1 del Tuir (anche quelli strumentali all’attività di impresa o alla professione). Per le eccezioni delle macchine montate su veicoli si vedano le risposte ad interpello nn. 542 e 544 del 2020;
  • i beni per i quali il Dm 31 dicembre 1988 stabilisce aliquote di ammortamento fiscale inferiori al 6,5%;
  • i fabbricati e le costruzioni;
  • i beni di cui all’allegato 3 annesso alla Legge 208/2015;
  • i beni gratuitamente devolvibili delle imprese operanti in concessione e a tariffa nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento dei rifiuti.

 

AMBITO TEMPORALE E MISURA DEL CREDITO

 

La misura del credito cambia in base alla data di effettuazione dell’investimento e alla tipologia di investimento effettuato, prevedendone una misura potenziata per il periodo 16 novembre 2020-31 dicembre 2021, nonché per i beni 4.0.

 

Data di effettuazione dell’investimento

Beni acquisiti in proprietà

Le spese di beni mobili si considerano sostenute:

  • alla data della consegna o spedizione;
  • ovvero, se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà o di altro diritto reale.

Beni realizzati in economia

I costi dei rilevano imputabili all’investimento sostenuti nel periodo agevolato, avuto riguardo ai criteri di competenza.

Beni in leasing

Rileva la data di consegna al locatario e, in particolare, la data di sottoscrizione del verbale di consegna da parte dell’utilizzatore.

Contratti di appalto

I costi si considerano sostenuti dal committente:

  • alla data di ultimazione della prestazione;
  • oppure, in caso di stati di avanzamento dei lavori, alla data in cui l’opera o la porzione d’opera viene verificata ed accettata dal committente.

In particolare, per i beni materiali ordinari (cioè diversi da quelli indicati nell’allegato A annesso alla legge 232/2016) nel limite massimo di costi ammissibili pari a 2 milioni di euro, e per i beni immateriali ordinari (cioè diversi da quelli indicati nell’allegato B annesso alla Legge 232/2016), nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura:

  • del 10% del costo;
  • del 15% in caso di strumenti e dispositivi tecnologici destinati dall’impresa alla realizzazione di modalità di lavoro agile (ex articolo 18, legge 81/2017),

se gli investimenti sono effettuati nel periodo 16 novembre 2020 – 31 dicembre 2021, ovvero entro il 30 giugno 2022, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2021 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione.

Se, invece, gli acquisti sono effettuati nell’intervallo 1 gennaio 2022 – 31 dicembre 2022 ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 l’ordine risulti accettato e avvenga il pagamento di almeno il 20%, il credito è riconosciuto nella misura del 6%.

Per gli investimenti in beni materiali 4.0 indicati nell’allegato A della Legge 232/2016 effettuati nella prima tranche temporale il credito d’imposta è riconosciuto nelle seguenti misure:

  • 50% per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
  • 30% per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro;
  • 10% per la quota di investimenti superiori a 10 milioni di euro e fino al limite massimo di costi complessivamente ammissibili pari a 20 milioni di euro.

Qualora effettuati nell’anno 2022 (o entro il 30 giugno 2023 alle usuali condizioni), le suddette percentuali sono rispettivamente pari al: 40, 20 e 10%.

Gli investimenti aventi ad oggetto beni strumentali immateriali 4.0 compresi nell’allegato B della Legge 232/2016 effettuati a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, il credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 20% del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro. Si considerano agevolabili anche le spese per servizi sostenute in relazione all’utilizzo degli stessi beni mediante soluzioni di cloud computing, per la quota imputabile per competenza.

 

UTILIZZO DEL CREDITO

 

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del D.lgs. 241/1997 in:

  • 3 rate annuali di pari importo (in luogo delle precedenti 5 quote annuali):
  • a decorrere dall’anno di entrata in funzione dei beni per gli investimenti in beni strumentali ordinari;
  • a decorrere dall’anno di avvenuta interconnessione dei beni per gli investimenti 4.0.
  • (opzione) in un’unica soluzione nel caso di investimenti in beni strumentali ordinari a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021 (o entro il 30 giugno 2022), effettuati da soggetti con un volume di ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro.

L’effettuazione dell’investimento rileva ai fini della quantificazione del beneficio.

Nel caso in cui l’interconnessione dei beni avvenga in un periodo d’imposta successivo a quello della loro entrata in funzione è comunque possibile iniziare a fruire del credito d’imposta per la parte spettante.

SUCCESSIVA INTERCONNESSIONE

 

Nel caso in cui l’impresa decida di fruire del credito spettante per i beni ordinari nell’anno di entrata in funzione del bene, ai fini della fruizione del credito d’imposta potenziato al netto della quota di credito già fruita in precedenza, debba decorrere un nuovo triennio.

Il credito d’imposta non è soggetto al limite annuale di utilizzazione dei crediti d’imposta da quadro RU, pari a 250.000,00 euro (articolo 1 co. 53 della Legge 244/2007), né al limite generale annuale di compensazione nel modello F24, pari a 700.000,00 euro (articolo 34 della Legge 388/2000). Inoltre, non soggiace al divieto di compensazione dei crediti relativi ad imposte erariali in presenza di debiti iscritti a ruolo per ammontare superiore a 1.500,00 euro (articolo 31 del Dl 78/2010).

Prevedendo l’utilizzo del credito in tre quote annuali di pari importo, il Legislatore ha previsto una maggiore compensazione annuale delle imposte dovute; tuttavia, la norma non specifica cosa accade nel caso in cui non si utilizzi l’intera quota annuale per mancanza di imposte a debito.

Il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito nonché della base imponibile dell’Irap e non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, co. 5, del Tuir. Inoltre, è possibile cumulare il beneficio fiscale con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione che tale cumulo, tenuto conto anche della non concorrenza alla formazione del reddito e della base imponibile dell’Irap, non porti al superamento del costo sostenuto.

 

ADEMPIMENTI

 

Al fine di fruire dell’agevolazione, le imprese e i professionisti sono tenuti a conservare, pena la revoca del beneficio, la documentazione idonea a dimostrare l’effettivo sostenimento e la corretta determinazione dei costi agevolabili. Il co. 1062 dell’articolo 1 della Legge 178/2020 prevede espressamente che nelle fatture e negli altri documenti relativi all’acquisizione dei beni agevolati sia fatto riferimento alle disposizioni dei commi da 1054 a 1058. A tal fine, il fornitore dovrebbe indicare nella fattura “Beni agevolabili ai sensi dell’articolo 1, commi 1054-1058, Legge 178/2020”.

Inoltre, unicamente con riferimento ai beni 4.0, le imprese sono tenute a produrre una perizia tecnica semplice rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali o un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato, da cui risulti che i beni:

  • possiedono caratteristiche tecniche tali da includerli negli elenchi di cui ai richiamati allegati A e B;
  • sono interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Se il costo di unitario di acquisizione dei beni non è superiore a 300.000 euro, l’onere documentale può essere adempiuto attraverso una dichiarazione resa dal legale rappresentante ai sensi del D.pr. 445/2000.

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