Fondo Rilancio

Il Consiglio di Amministrazione di CDP Venture Capital Sgr – Fondo Nazionale Innovazione ha deliberato l’istituzione di un fondo denominato Fondo Rilancio, che accoglie la dotazione di 200 milioni di euro affidati dal Ministero dello Sviluppo Economico a sostegno delle startup e PMI innovative in Italia, nella fase di ripartenza dall’emergenza Covid-19.

Fondo Rilancio

Le risorse sono state assegnate, con decreto attuativo dell’art. 38 comma 3 del Decreto Legislativo Rilancio del 1° ottobre, dal Ministro dello Sviluppo economico Patuanelli.

E’ uno strumento che contribuirà a supportare e rafforzare il raccordo tra gli operatori dell’ecosistema del Venture Capital italiano.

Con il Fondo Rilancio, infatti, saranno gli investitori qualificati (incubatori e acceleratori, business-angels, family offices) e regolamentati che operano sul territorio a segnalare le startup e le PMI innovative in cui stanno per investire o hanno investito nei 6 mesi antecedenti l’entrata in vigore del Decreto Legislativo Rilancio, nel rispetto dei requisiti stabiliti dal decreto attuativo.

Come funziona il Fondo Rilancio: requisiti per startup e PMI innovative

Gli investimenti sono mirati a sostenere startup e PMI innovative che saranno oggetto di un’operazione di investimento insieme al fondo o che siano state oggetto di un’operazione di investimento, da parte di investitori qualificati o regolamentati, effettuata non più di 6 mesi prima della data di entrata in vigore del DL Rilancio già impegnate in un round di investimento (o averlo chiuso da 6 mesi a partire dall’entrata in vigore del DL Rilancio) che abbiano sede legale e operativa in Italia, Paese in cui intendono crescere anche nel futuro e che abbiano concrete potenzialità di sviluppo, misurabili sulla base di indicatori quantitativi e/o qualitativi, dimostrabile attraverso il rispetto di almeno uno dei seguenti criteri:

  • crescita dei ricavi, dei clienti o degli utilizzatori dei servizi nei 12 mesi antecedenti l’effettuazione dell’investimento da parte del Fondo;
  • sostenibilità di un piano industriale triennale approvato dal competente organo amministrativo;
  • contratti o partnership strategiche;
  • brevetti depositati con potenzialità di sfruttamento industriale, nonché in una eventuale fase di ricerca e sviluppo, sulla base della validazione della tecnologia proposta;
  • non presentare procedimenti di accertamento in corso non ancora rimediati;
  • superare le verifiche di gestione del rischio, conformità alle norme o prevenzione del rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo eventualmente condotte dalla SGR ai sensi di disposizioni legislative o regolamentari applicabili e della normativa interna della SGR.

Inoltre, nei primi 6 mesi verrà data precedenza alle realtà con le seguenti caratteristiche:

  • le startup innovative dovranno aver concluso con successo il procedimento istruttorio legato alla Circolare MISE di Dicembre 2019, oltre ad aver presentato l’istanza e ricevuto l’agevolazione Smart&Start di Invitalia.
  • sia le startup innovative che le PMI innovative devono avere registrato danni causati dal Covid-19: una riduzione dei ricavi nel primo semestre del 2020 di almeno il 30% rispetto al primo o al secondo semestre del 2019, da dimostrare tramite documenti contabili o simili.

Il ruolo degli investitori nel Fondo Rilancio

Gli investitori hanno un ruolo cruciale nel processo: saranno loro a individuare startup e PMI innovative ricche di potenzialità e segnalarle al Fondo Rilancio. Quindi il Cdp Venture Capital Sgr parteciperà all’investimento insieme agli investitori privati. L’importo investito dal Fondo Rilancio sarà massimo quattro volte il valore impiegato dagli investitori regolamentati e qualificati, cioè inquadrati come incubatori, acceleratori, family office e anche business-angel. Ogni azienda potrà ricevere massimo 1 milione di euro.

Tali investitori fungeranno in qualche modo da “talent scout” per stabilire su quali realtà puntare e su quali idee scommettere e sulla base di queste indicazioni stabilire le strategie di investimento e sostegno. Lo strumento utilizzato per gli investimenti iniziali del Fondo è effettuato tramite lo strumento del finanziamento convertendo. (si tratta di uno strumento di quasi equity consistente in un apporto, che non dà luogo a restituzione o rimborso, produttivo di interessi figurativi per il periodo di tempo indicato nel regolamento di gestione del Fondo, che maturano ad un tasso di interesse semplice annuo sempre indicato nel regolamento di gestione del Fondo, che viene convertito, unitamente agli interessi, in equity dell’impresa target al ricorrere, prima del termine delle attività di liquidazione del Fondo, di alcune circostanze)

Possono accedervi startup e PMI innovative che stiano effettuando round di investimento o che l’abbiano già effettuato, attraverso la mediazione degli investitori qualificati o regolamentati.

Al termine del periodo di investimento, il patrimonio del fondo dovrà essere impiegato per il 70% insieme a investitori qualificati e 30% insieme a investitori regolamentati.

Il nuovo strumento di coinvestimento introdotto con il Fondo Rilancio è un’idea eccellente, che mette per la prima volta in tanti anni l’Italia in una posizione “tra pari” tra i Paesi che adottano le best practices internazionali. Lo fa con la sua intrinseca snellezza operativa (deve investire in centinaia di startup in tempi inimmaginabili per un fondo tradizionale), lo fa per come posiziona correttamente lo Stato a leva di potenziamento e mitigazione del rischio su progetti che dimostrano di meritare investimenti da parte di privati.

Il Fondo Rilancio, pur essendo fondato su criteri di mercato, ha anche alcune peculiarità legate alla crisi economica generata dalla pandemia e volute dal Governo, per cui valuterà prioritariamente startup che abbiano subito un danno dimostrabile legato all’emergenza covid-19 ovvero che siano già state oggetto di sostegno da parte dello Stato attraverso Smart & Start, ma si tratta semplicemente di una precedenza visto il momento in cui è stato lanciato.

Il meccanismo, dunque, è del tipo co-investimento privato (qualificato) e pubblico. Questi investimenti saranno implementati, realizzati con lo strumento finanziario del convertendo. Le aziende ultime beneficiarie devono, poi, avere sede legale, attività e programmi di sviluppo nel nostro Paese. Ancora, dovranno essere aziende nel bel mezzo di un round di investimento, o che lo abbiano già realizzato, mediante l’intervento di soggetti qualificati.

Ricordiamo, infine, che per round s’intende, in estrema sintesi, la fase di raccolta del capitale che segue quelle “embrionali” (in gergo tecnico: Fff, pre-seed e seed).

L’obiettivo della misura è quella di gettare solide basi su queste aziende che, verosimilmente, saranno l’ossatura innovativa dell’economia nazionale di domani.

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