Principio di competenza per attribuire ricavi e costi

La redazione dei bilanci deve rispettare alcune disposizioni generali contenute, in particolare, nell’articolo 2423-bis del Codice civile che, come tutte quelle in materia di bilanci, derivano dalle direttive comunitarie. Come già illustrato, il Codice civile detta le norme giuridiche, mentre quelle applicative, di carattere tecnico, sono dettate dai principi contabili nazionali emanati dall’Organismo Italiano di Contabilità. Infatti, il Codice civile non è un trattato di ragioneria e, pertanto, contiene norme giuridiche la cui applicazione, sul piano tecnico, è affidata ai principi contabili. Con riferimento ai principi generali di redazione del bilancio, il principio contabile Oic 11 «Finalità e postulati del bilancio di esercizio» stabilisce le modalità applicative. Per «postulati di bilancio» si intendono le disposizioni dell’articolo 2423-bis del Codice civile, relativo ai principi di redazione del bilancio, ma anche quelle previste dagli articoli 2423 (chiarezza, rappresentazione veritiera e corretta del bilancio e rilevanza) e 2423-ter (comparabilità). Il principio generale più importante, che l’interprete del bilancio deve conoscere, è il principio di competenza. La competenza è il criterio temporale con il quale i componenti positivi e negativi di reddito sono imputati nel conto economico ai fini della determinazione del risultato d’esercizio. In base al principio di competenza, i costi devono essere correlati ai ricavi: pertanto, una volta stabilito l’esercizio di competenza dei ricavi, a questi sono correlati/contrapposti i relativi costi. Questo principio si contrappone a quello “per cassa”, utilizzato, per esempio, in ambito fiscale per la tassazione di alcuni redditi.

Esempi di competenza

Per fare un esempio, il ricavo derivante dalla vendita di un bene nel mese di novembre dell’anno x rileva in tale anno, anche se il cliente salda il debito nel successivo anno x+1: nel bilancio al 31 dicembre dell’anno x la contropartita del ricavo è il credito verso il cliente; se, invece, il cliente ha già pagato mediante bonifico bancario la contropartita è l’incasso che confluisce nel conto “banche”. Se poi il cliente non dovesse pagare, il credito sarà oggetto di svalutazione/cancellazione con rilevazione della perdita nel conto economico eliminando totalmente o parzialmente il credito stesso. Così, sempre restando all’esempio, se per effettuare la vendita l’impresa utilizza un rappresentante al quale deve corrispondere una provvigione, il costo della stessa costituisce un costo di competenza dell’esercizio x, anche se poi è pagata nel successivo esercizio. Infatti, la provvigione è un costo correlato al ricavo, ovvero un costo che ha concorso a determinare quel ricavo: pertanto, deve essere collegata allo stesso. Altro esempio può essere il ristorante che, nel corso dell’esercizio x ha acquistato 10.000 bottiglie di vino, “consumandone” soltanto 8.000. Il costo delle bottiglie contabilizzato nell’esercizio x è quello relativo alle 8.000 bottiglie che hanno concorso a determinare i ricavi derivanti dalle consumazioni effettuate dalla clientela: il costo delle 2.000 bottiglie non consumate – che rettifica il costo di acquisto – è contabilizzato nelle rimanenze finali che costituiscono un’attività esposta nello stato patrimoniale.

Gli ammortamenti

Il rispetto del principio di competenza, inoltre, si evidenzia con la contabilizzazione degli ammortamenti. Per esempio, un’impresa acquista un impianto per 1.000: la spesa non entra nel conto economico, ma costituisce un’attività, iscritta tra le immobilizzazioni dello stato patrimoniale in quanto il suo utilizzo avviene in più annualità (esercizi). La partecipazione dell’impianto ai costi nei vari esercizi avviene tramite l’ammortamento. Se, per esempio, la durata prevista dell’impianto è di 10 anni, ogni anno nel conto economico è contabilizzato un ammortamento di 100 che concorre alla determinazione del risultato (utile/perdita) di ciascun esercizio e riduce gradualmente la spesa iniziale di acquisto. In sostanza, con l’ammortamento l’impianto, come tutte le immobilizzazioni che partecipano al processo produttivo, è suddiviso, ovvero è “sezionato” in più periodi in base al previsto utilizzo. 

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